Fabio Fiandrini a.k.a Fiandrix. Eclettico ed enciclopedico dj e videomaker, è stato storico “animatore” delle serate domenicali di Porta Saragozza e ora si diletta tra la consolle di “Absolutely queer disco night” e la compagnia teatrale AlberTStanley co-fondata con Ennio Ruffolo, e spesso di stanza alla Salara.
Arrivai al Cassero nel lontano ‘93; avevo già conosciuto Enzo, che stava alla porta, a un corso di teatro, perciò entrarci fu più facile. I miei primi compiti furono il realizzare i programmi del martedì sera a Radio Città del Capo assieme a Bruno, poi mettere in scena degli spettacoli nel “microteatrino” - una sfi da più rocambolesca che realistica -, poi fare il dj, e anche il jingolettista (si può dire?) per Miss Alternative, infi ne il videomaker di altrettante, diciamo così, sperimentazioni.
Nel ruolo del dj mi scoprì, o meglio costrinse, Bruno, col quale ne abbiamo combinate di ogni sorta, tipo un dj-set con fornelli e crêpes, dove, a turno, uno friggeva e l’altro metteva un disco. Ma erano in pochi poi a volerle assaggiare! Ma di aneddoti ne potrei raccontare a pacchi, dagli spettacoli dove crollava la scenografia in diretta, al fatto che mixavo con le musicassette (manco fossi Stokhausen), dalle richieste specifi che di Stefano Casagrande che voleva solo una selezione di musica anni ‘50 (soprattutto Mambo Italiano almeno 4 o 5 volte) a cornice di sontuosi party di frutta, agli esperimenti audiovisivi con la diretta dallo scantinato... insomma, non saprei da dove cominciare.
Notando che il Cassero nacque nell’82 e l’Arcigay nell’85, mi sembra già dir tutto sulla sua importanza: è un po’ la “prima pietra” di evangelica memoria. Sulla questione del vecchio e del nuovo, aggiungerei solo che mi paiono incommensurabili: il primo ragionava su un ambiente fatto di piccoli numeri e di legami molto stretti (forse dovuti anche ai tempi che si stavano vivendo), il secondo ragiona invece su grandi numeri, macchine amministrative e gestionali, moltiplicazione di personale lavorativo... va da sè che i rapporti cambino, così come le proposte, e con essi il vissuto del luogo. Quello che abbiamo ora è, nel bene o nel male, un suo “possibile” sviluppo, consapevoli del fatto che tutto è
perfettibile, anzi è proprio un augurio.
| Fabio Fiandrini | ||
Nel ruolo del dj mi scoprì, o meglio costrinse, Bruno, col quale ne abbiamo combinate di ogni sorta, tipo un dj-set con fornelli e crêpes, dove, a turno, uno friggeva e l’altro metteva un disco. Ma erano in pochi poi a volerle assaggiare! Ma di aneddoti ne potrei raccontare a pacchi, dagli spettacoli dove crollava la scenografia in diretta, al fatto che mixavo con le musicassette (manco fossi Stokhausen), dalle richieste specifi che di Stefano Casagrande che voleva solo una selezione di musica anni ‘50 (soprattutto Mambo Italiano almeno 4 o 5 volte) a cornice di sontuosi party di frutta, agli esperimenti audiovisivi con la diretta dallo scantinato... insomma, non saprei da dove cominciare.
Notando che il Cassero nacque nell’82 e l’Arcigay nell’85, mi sembra già dir tutto sulla sua importanza: è un po’ la “prima pietra” di evangelica memoria. Sulla questione del vecchio e del nuovo, aggiungerei solo che mi paiono incommensurabili: il primo ragionava su un ambiente fatto di piccoli numeri e di legami molto stretti (forse dovuti anche ai tempi che si stavano vivendo), il secondo ragiona invece su grandi numeri, macchine amministrative e gestionali, moltiplicazione di personale lavorativo... va da sè che i rapporti cambino, così come le proposte, e con essi il vissuto del luogo. Quello che abbiamo ora è, nel bene o nel male, un suo “possibile” sviluppo, consapevoli del fatto che tutto è
perfettibile, anzi è proprio un augurio.
Cassero — Gay Lesbian Center