il cassero è

James ha diciotto anni, vive a New York, i suoi genitori sono divorziati e sua madre è all'ennesimo matrimonio, ha una sorella dispotica, lavora saltuariamente nella galleria d'arte contemporanea materna, dove è impiegato un altro omosessuale come lui, John, colto afro-americano; ha una nonna, Nanette, che adora e lo comprende.

James deve decidere se seguire la volontà familiare e iscriversi all'università o assecondare il suo sogno di comprare una casa nel Midwest, in campagna, in un paese sperduto e lì, in volontario eremitaggio, dedicarsi all'attività che più lo appaga: scrivere.

I suoi rapporti coi coetanei sono fallimentari: li trova ignoranti, insulsi, superficiali. I suoi genitori provano a rieducarlo a una vita disciplinata e lo spediscono a un campo scuola che può essere definito militare. All'ingresso della scuola campeggia la scritta: "Un giorno questo dolore ti sarà utile". In un altra occasione, un viaggio-premio a Washington come miglior studente dello stato, scappa e si nasconde per due giorni, agguantato da un attacco di panico per l'immenso mondo che non lo corrisponde e per l'enorme paura di affrontarne problemi e delizie - commuovente la narrazione dell'incontro tra lui e un giovane messicano che senza motivo gli sorride - .

Muore Nanette e gli lascia la vecchia casa in eredità. James decide di non buttare via nessuno degli oggetti della nonna amata. A diciotto anni, parole sue, non si può sapere cosa ci sarà utile un giorno e forse, anche questo dolore di vivere e crescere, mostrerà la sua ragion d'essere. Il secondo romanzo di Peter Cameron è una perla rarefatta, costruita con grani di sofferenza e di futuro. Da leggere, regalare, metabolizzare.

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