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Nella sua definizione più ampia, il termine counseling indica la “relazione d’aiuto” che si instaura tra una persona che avendo un bisogno (utente), chiede aiuto ad un’altra persona (counselor) che, in qualità di esperto, fornisce informazioni e strumenti adeguati ad una positiva risoluzione del bisogno.

In questa definizione rientrano tutte le forme di counseling: dal consiglio che ci dà la commessa in un negozio quando dobbiamo fare un acquisto, alle indicazioni che ci dà il promotore finanziario quando dobbiamo fare un investimento economico.

Nella sua definizione più ristretta però il termine counseling indica la modalità di intervento attuata nei confronti di un individuo che si rivolge ad un soggetto esperto nella gestione della relazione di aiuto “psicologico”. Parliamo quindi di counseling come di un rapporto che si instaura fra due persone, caratterizzato da una parte da una richiesta di aiuto e dall’altra dal tentativo di abilitare l’altro a trovare delle soluzioni personalizzate ai suoi bisogni.

Il counseling può essere di due tipi, vis-a-vis (o face-to-face), quando cioè i due soggetti sono fisicamente uno di fronte all’altro, oppure indiretto, quando il contatto tra utente e counselor è mediato attraverso un “filtro”, ad esempio il telefono o l’e-mail.

Il servizio di counseling dello SCOT si caratterizza per essere un servizio prevalentemente telefonico del tipo “di sostegno” (support), che si instaura nella relazione utente/counselor, focalizzato sull’empatia di sentimenti ed emozioni, sulla condivisione di esperienze legate all’omosessualità e finalizzato all’abilitazione dell’utente a rintracciare delle risposte personalizzate per la risoluzione del proprio bisogno.

Da questa definizione emergono tre elementi su cui porre l’attenzione: empatia, condivisione e abilitazione.

• L’empatia (dal greco “sentire in”) è un legame che unisce due soggetti nella medesima visione, poiché basato sulla comunanza di sentimento. Si differenzia dalla semplice simpatia (dal greco “sentire con”) che prevede invece solo un’affinità di sentimenti fra le diverse visioni dei soggetti.
In parole povere, fra due persone c’è simpatia quando ci si trova a proprio agio perché si riconosce nell’Altro una certa somiglianza nella capacità di sentire, mentre c’è empatia quando ci si trova a proprio agio perché esiste una comprensione profonda, perché si riconosce nell’Altro la medesima capacità di sentire.
È importante quindi che la relazione telefonica fra counselor e utente sia empatica, ovvero che l’utente riesca a percepire il counselor come una persona in grado di comprenderlo appieno, poiché capace di “sentire” nella stessa maniera.

• La condivisione di esperienze è una condizione necessaria, ma non sufficiente, alla relazione counselor/utente. Per questo motivo un/a counselor che ha un grosso bagaglio di esperienze personali (più o meno legate all’omosessualità) è più facilitato rispetto ad un/a con meno esperienze, poiché è favorito/a nel fornire informazioni corrette e nell’instaurare empatia, ma questo non significa ad esempio che anche un/a operatore eterosessuale non possa gestire la comunicazione con successo. Nella relazione tra utente e counselor, infatti, avere un territorio di esperienze in comune aiuta, ma non è un elemento necessario e a volte può addirittura risultare d’intralcio.
È importante quindi ricordare che l’esperienza personale è sempre solo un mezzo per ascoltare meglio e per favorire la creazione di empatia, non deve diventare il fine, ovvero non bisogna creare empatia uniformando l’utente al proprio di pensare.

• L’abilitazione dell’utente a trovare delle risposte personalizzate è il fine ultimo del counseling, nel senso che quando una persona chiede un aiuto, in genere ha un carico d’ansia, di tensione e di dubbi, che lo fanno stare male. Se il counselor agisce sul bisogno primario (ridurre l’ansia) il successo della telefonata è solo “superficiale”, se invece favorisce l’utente a trovare un modo personale per risolvere il problema che genera l’ansia (bisogno reale) allora il successo è più profondo e durevole.
È importante quindi ricordare che il counselor deve sviluppare la capacità di far ragionare autonomamente il soggetto in modo che attraverso l’ascolto e la comunicazione egli stesso possa effettuare un’autovalutazione della propria condizione di disagio e delle possibili evoluzioni, al fine di poter operare una scelta consapevole della migliore gestione della sua situazione secondo il suo stesso punto di vista.

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