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Sergio Lo Giudice
Allora, Sergio, è davvero importante che la comunità glbt elegga suoi rappresentanti nelle istituzioni?
Sì, per più di un motivo. Innanzitutto la questione della visibilità. Molti gay e molte lesbiche hanno ancora difficoltà a dichiararsi apertamente, a "uscire dall'armadio" come dicono gli americani. Un atteggiamento di pregiudizio, a volte di scherno o di aperta discriminazione, provoca che, a tutti i livelli sociali, molti e molte preferiscano restare nell'ombra o aprirsi solo in ambienti protetti. Questo accade - con poche eccezioni - anche fra i personaggi noti della cultura, della moda, dello spettacolo, della politica. Così i nostri stilisti gay fanno finta di niente e, per esempio, ignorano - con la lodevole eccezione di Dolce e Gabbana - Gay.tv , un canale seguitissimo ma su cui gli imprenditori non vogliono investire per paura di compromettersi. Lo stesso accade per la gran parte dei musicisti gay italiani: mentre in Inghilterra, da George Michael a Elton John, da KD Lang a Boy George, chi è lesbica o gay lo dice, in Italia no. Le eccezioni come Mario Venuti si contano sulle dita di una mano.
Questo significa che, soprattutto gli/le adolescenti omosessuali crescono senza modelli pubblici di riferimento, convinti che la propria identità sia qualcosa di privato, da tenere per sé. Credo che la presenza di gay, lesbiche, transgender nelle istituzioni sia molto importante per costruire un livello pubblico, ufficiale, istituzionale della presenza glbt.

A Bologna poi non sarebbe la prima volta.
Certamente no. Già dalla presa del Cassero, nel 1982, la comunità si è posta la questione di dare una sponda istituzionale alle proprie battaglie. Se nel 1985 a Bologna andò male (solo Milano riuscì ad eleggere, per la prima volta, un consigliere comunale gay, Paolo Hutter), a partire dalle elezioni del '90 le persone glbt hanno avuto loro rappresentanti in Comune (prima Beppe Ramina, poi Marcella Di Folco e poi io stesso), in Provincia, con Franco Grillini, nei quartieri, adesso anche in Parlamento. A volte non ci si pensa, ma il riconoscimento del ruolo importante che lesbiche, gay e transgender hanno in città passa anche da qui: da un lato c'è la prova di forza, la dimostrazione alla città che noi esistiamo, siamo tanti/e e vogliamo contare. Dall'altra c'è il lavoro che possiamo fare attraverso le istituzioni per fare diventare centrali i valori in cui crediamo e avere risposte ai nostri bisogni.

In concreto, cosa potrà fare, se eletto, un consigliere comunale gay?
Se Sergio Cofferati vincerà le elezioni, Bologna nei prossimi cinque anni sarà un laboratorio nazionale. Sta a noi fare parte a pieno titolo di questa esperienza. Il Cassero, insieme ad Arcilesbica e al MIT, ha fatto una richiesta concreta: che il Comune attivi un Servizio per le persone glbt, un ufficio dotato di risorse, strumenti, personale che segni una svolta nelle politiche comunali sulla questione omosessuale e transgender. La costruzione di questo nuovo servizio andrà seguita passo dopo passo e, una volta istituito, bisognerà farlo funzionare in modo effettivo: non mancherà il lavoro da fare.

Un consigliere comunale impegnato solo sulle questioni glbt, allora?
No, non solo sui nostri temi ma, più in generale, sulle questioni di fondo che riguardano anche noi ma non solo noi.
Sui temi specifici in questi anni, da consigliere all'opposizione di una giunta non particolarmente amica, sono intervenuto diverse volte in Consiglio su temi gay, sulle coppie di fatto, sull'AIDS, ho organizzato l'audizione del nostro Centro di Documentazione in commissione Cultura e la presenza della stessa commissione al Cassero. Ma ho avuto anche un ruolo specifico sul tema generale dei diritti civili e in difesa della laicità. Ho fatto in quella sede quello che le nostre associazioni fanno nella società: ho messo la mia esperienza di attivista gay al servizio di una città più libera e più laica. Sulla base di mie proposte, il Comune ha istituito la figura del "Garante dei diritti delle persone private della libertà personale", ha assunto maggiori impegni sui matrimoni civili e sui funerali laici, ha discusso di diritti degli immigrati, di mutilazioni genitali femminili, di laicità della scuola, di software libero. Lo diciamo da sempre: le nostre libertà sono le libertà di tutti/e. I nostri rappresentanti nelle istituzioni servono anche a questo: a mostrare che non siamo una riserva indiana che chiede e basta, ma una parte sociale attiva e creativa che vuole mettere le sue risorse al servizio della città

Qual è il tuo giudizio sull'operato della giunta Guazzaloca sui nostri temi?
Negativo, e ti spiego perché. Da Guazzaloca siamo riusciti ad ottenere una sede da urlo come la Salara, ma guai a pensare che si sia trattato di un regalo. La curia chiedeva il Cassero di Porta Saragozza per farci partire la processione di San Luca senza sgradite presenze. Se fossimo stati gli ultimi arrivati, ci avrebbero collocati in un tugurio. Ma questo non era possibile, perché siamo riusciti a creare una condivisione sui nostri principi, perché siamo in grado di fare opinione e perché abbiamo un peso elettorale. Così si è fatto un accodo per noi convenientissimo: se abbiamo questa sede lo dobbiamo al nostro lavoro, non a Guazzaloca. Ne è prova il fatto che da allora in poi la giunta di centrodestra ha fatto di tutto per togliere visibilità a questa operazione: l'obelisco messo dal Comune di fronte al Cassero tace la nostra presenza; nella mostra sull'area della Manifattura della Arti contenuta dentro le due gocce di Piazza Re Enzo, la Salara è indicata come "spazi didattici ed espositivi". Quando, in occasione della presentazione della nuova destinazione del Cassero di Porta Saragozza a Museo della Madonna di San Luca, ho ricordato che quel luogo porterà per sempre su di sé le tracce della presenza di vent'anni di storia gay e lesbica della città, Alleanza Nazionale mi ha attaccato per la mia "inopportuna ostentazione di orgoglio omosessuale". La verità è che questi signori sono culturalmente lontani anni luce da noi e dalle nostre richieste: più sarà forte l'affermazione delle candidature glbt, più tutti dovranno tenerne conto. C'è uno slogan elettorale dell'associazione gay e lesbica inglese Stonewall che dice "Usa il tuo voto, stai certo che loro lo useranno". Facciamogli conoscere, oltre al nostro valore, anche il nostro peso.

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