Care Sorelle e care Sorelle, Soci e Socie,
Forse questo è dovuto a un doppio fraintendimento che non riusciamo a spiegarci a vicenda. Da una parte, salutiamo con entusiasmo il cambiamento che avanza; dall'altra, siamo consapevoli che un pezzo di storia importante è finito e nessun ci obbligava a porvi fine. Il Cassero, la sua esperienza storica-politica, è semplicemente chiusa. Forse il domani sarà simile all'oggi, ma nessuno può affermarlo con sicurezza. Chissà.
Non basta augurarsi e promettersi di parlarsi; la dialettica fra questi due momenti è urgente.
Adesso inizia una transizione che avrà come esito la costituzione di una nuova associazione, la cui base sociale sarà diversa da quella che abbiamo incautamente abbandonato. Come sarà invece l'elaborazione politica e l'azione del costituendo Comitato Provinciale Arcigay è una scommessa aperta e tutta da giocare.
Attraversiamo tempi che ci portano a leggere i problemi come tecnici, come giuridici. E' la specializzazione dei saperi parallela alla perdita del primato della politica. Ci preoccupiamo di cose irrilevanti, quando la realtà necessita di letture politiche e di risposte forti e altrettanto dense di azione politica.
Le riforme statutarie - quando non sono riforme che investono i valori e gli obiettivi delle associazioni - sono l'effetto di una causa che porta il nome di: mancanza di un orizzonte ideale. Il vuoto della discussione, l'assenza di valori e di prospettive generali portano a credere che i conflitti, le crescite, i problemi, necessitino di soluzioni gestionali. Nessuno di questi conflitti, di questi problemi e delusioni esisterebbe se avessimo avuto un forte orizzonte ideale (come Cassero, prima di tutto, e come Arcigay). Perché nessuno penserebbe a riformare una piramide, quanto piuttosto a concentrasi sull'azione politica.
Ma questo orizzonte politico e ideale, questa spinta a smuoversi da casa per un obiettivo forte di libertà che sentiamo irrinunciabile, non c'è. Ne ci preoccupiamo del perché sia inopinatamente scomparso dalla nostra vista. Così tiriamo avanti la barchetta navigando a vista, e non si può certo dire che siamo aquile!
Anzi, anzi. Mentre il mondo, negli ultimi dieci anni, ha sperimentato con esiti positivi il decentramento, il policentrismo, il federalismo e le primarie come sintesi di una orizzontalità diffusa e di una domanda di partecipazione popolare accresciuta, noi ci arrochiamo ulteriormente, disegnando geometrie che possono essere definite con un solo aggettivo: anti-storiche, inefficaci.
Eravamo nati con ben altre ambizioni ed eravamo dotati di strumenti politici più potenti di cento Comitati Provinciali Arcigay. Potevamo disegnare noi stessi e il mondo con parole e idee. E qui sta proprio il punto. Se per gioco - dico, solo per gioco - dovessimo provarci oggi, sapremmo rifarlo? Sapremmo offrire a chi la vuole (in tanti) un'idea di profonda libertà?
No. Stiamo e ci muoviamo in questa assenza. Non dimentichiamocelo. E' il primo e l'ultimo dei nostri mali.
Questa assenza dobbiamo popolarla. E' la ragione del fare nostro politica. E' il motivo per cui ci siamo iscritti ad un'associazione politica e non a una bocciofila. Nel rimandarlo, nel non darcene conto, nel non averne consapevolezza, nel non preoccuparcene, tradiamo prima di tutto i nostri sforzi di abitarlo questo scoppiettante mondo, fatto di maschilismi, paternalismi, discriminazioni, guerre, bigottismi e povertà.
Beh, sì, sembrano proprio cose lontane infilate così tutte assieme; ma chi non ha vissuto almeno uno di questi mali, subendolo - perché così è - come una violenza che lo sovrastava?
E scritto questo, forse risulta più chiaro perché per tante persone e per tanti anni il Cassero sia stato un'idea di libertà, qualcosa per cui valesse la pena impegnarsi, qualcosa che ti faceva stare un pò a casa frequentandolo, perché non era violento e bugiardo come le città che dobbiamo vivere per campare. Come altro spiegarlo? Qualcosa di forte e ideale, senza essere pomposo e vittimistico, ovvero preda dell'ideologia cattolica e comunista del disagio sociale. Il nostro carattere instabile brilla quando sa farsi impegno nel momento stesso in cui destruttura con arguzia e glamour l'ordine del discorso politico. E' il nostro genio. Brindisi a Tirana!
Ci sono tante persone che hanno abitato il Cassero; a me è sembrata una mancanza di buon gusto applaudire alla sua prematura scomparsa, sintomo di un fanatismo ideologico che noi stessi alimentiamo, quando non investiamo abbastanza risorse in cultura, memoria storica e confronto inter-generazionale.
Intanto la storia non passa la mano.
E siamo ancora qua a fare politica, a far i conti con un passato restio a farsi stendere frase dopo frase, a prevedere futuri che immancabilmente non s'avvererano.
Qualche socio mi suggeriva di fare un manifesto in memoria del Cassero. Mi piace invece l'idea di scommettere sulla continuità del nostro impegno politico, sulla nostra rinnovata consapevolezza dell'urgenza di un progetto politico degno di questo nome. Unendo a questa rinnovata consapevolezza la nostra memoria storica.
E' possibile cercare tra i reperti della nostra storia arenati al Centro di Documentazione la foto che più, a nostro avviso, rappresenta e sintetizza il nostro ventennale cammino, e sotto scriverci La storia siamo noi ?
Questa non mi dispiacerebbe vederla stampata in mille manifesti sparsi per la città, firmata Cassero.
E poi ripartiamo dalla politica, parlandone assai, stancandoci e confondendoci e annoiandoci e ricominciando da capo. Non c'è altro modo di farla. O sì? Delegarla. Certo, potremmo sempre delegarla.
Abbiamo davanti un Congresso fondativo, un'eccellente occasione per progettare politicamente; una pessima vicenda se ne faremo una diatriba e una infilata di cavilli. Preoccupiamoci soltanto che sia garantita la più ampia e democratica partecipazione, che le regole siano certe e condivise (e qui, senza dubbio, misureremo serietà e impegno) e poi cominciamo a parlare di cose serie. Fin da ora.
O ci troveremo per l'ennesima volta con la solita accozzaglia di tre paginette di banalità che millantiamo per progetti politici, per poi divertirci a scannarci per una poltrona in più o una in meno, risolvendo come sempre la questione aggiungendone un'altra.
Beh, ci diamo una mossa?
Maurizio Cecconi, Tessera N. 050127.
Forse questo è dovuto a un doppio fraintendimento che non riusciamo a spiegarci a vicenda. Da una parte, salutiamo con entusiasmo il cambiamento che avanza; dall'altra, siamo consapevoli che un pezzo di storia importante è finito e nessun ci obbligava a porvi fine. Il Cassero, la sua esperienza storica-politica, è semplicemente chiusa. Forse il domani sarà simile all'oggi, ma nessuno può affermarlo con sicurezza. Chissà.
Non basta augurarsi e promettersi di parlarsi; la dialettica fra questi due momenti è urgente.
Adesso inizia una transizione che avrà come esito la costituzione di una nuova associazione, la cui base sociale sarà diversa da quella che abbiamo incautamente abbandonato. Come sarà invece l'elaborazione politica e l'azione del costituendo Comitato Provinciale Arcigay è una scommessa aperta e tutta da giocare.
Attraversiamo tempi che ci portano a leggere i problemi come tecnici, come giuridici. E' la specializzazione dei saperi parallela alla perdita del primato della politica. Ci preoccupiamo di cose irrilevanti, quando la realtà necessita di letture politiche e di risposte forti e altrettanto dense di azione politica.
Le riforme statutarie - quando non sono riforme che investono i valori e gli obiettivi delle associazioni - sono l'effetto di una causa che porta il nome di: mancanza di un orizzonte ideale. Il vuoto della discussione, l'assenza di valori e di prospettive generali portano a credere che i conflitti, le crescite, i problemi, necessitino di soluzioni gestionali. Nessuno di questi conflitti, di questi problemi e delusioni esisterebbe se avessimo avuto un forte orizzonte ideale (come Cassero, prima di tutto, e come Arcigay). Perché nessuno penserebbe a riformare una piramide, quanto piuttosto a concentrasi sull'azione politica.
Ma questo orizzonte politico e ideale, questa spinta a smuoversi da casa per un obiettivo forte di libertà che sentiamo irrinunciabile, non c'è. Ne ci preoccupiamo del perché sia inopinatamente scomparso dalla nostra vista. Così tiriamo avanti la barchetta navigando a vista, e non si può certo dire che siamo aquile!
Anzi, anzi. Mentre il mondo, negli ultimi dieci anni, ha sperimentato con esiti positivi il decentramento, il policentrismo, il federalismo e le primarie come sintesi di una orizzontalità diffusa e di una domanda di partecipazione popolare accresciuta, noi ci arrochiamo ulteriormente, disegnando geometrie che possono essere definite con un solo aggettivo: anti-storiche, inefficaci.
Eravamo nati con ben altre ambizioni ed eravamo dotati di strumenti politici più potenti di cento Comitati Provinciali Arcigay. Potevamo disegnare noi stessi e il mondo con parole e idee. E qui sta proprio il punto. Se per gioco - dico, solo per gioco - dovessimo provarci oggi, sapremmo rifarlo? Sapremmo offrire a chi la vuole (in tanti) un'idea di profonda libertà?
No. Stiamo e ci muoviamo in questa assenza. Non dimentichiamocelo. E' il primo e l'ultimo dei nostri mali.
Questa assenza dobbiamo popolarla. E' la ragione del fare nostro politica. E' il motivo per cui ci siamo iscritti ad un'associazione politica e non a una bocciofila. Nel rimandarlo, nel non darcene conto, nel non averne consapevolezza, nel non preoccuparcene, tradiamo prima di tutto i nostri sforzi di abitarlo questo scoppiettante mondo, fatto di maschilismi, paternalismi, discriminazioni, guerre, bigottismi e povertà.
Beh, sì, sembrano proprio cose lontane infilate così tutte assieme; ma chi non ha vissuto almeno uno di questi mali, subendolo - perché così è - come una violenza che lo sovrastava?
E scritto questo, forse risulta più chiaro perché per tante persone e per tanti anni il Cassero sia stato un'idea di libertà, qualcosa per cui valesse la pena impegnarsi, qualcosa che ti faceva stare un pò a casa frequentandolo, perché non era violento e bugiardo come le città che dobbiamo vivere per campare. Come altro spiegarlo? Qualcosa di forte e ideale, senza essere pomposo e vittimistico, ovvero preda dell'ideologia cattolica e comunista del disagio sociale. Il nostro carattere instabile brilla quando sa farsi impegno nel momento stesso in cui destruttura con arguzia e glamour l'ordine del discorso politico. E' il nostro genio. Brindisi a Tirana!
Ci sono tante persone che hanno abitato il Cassero; a me è sembrata una mancanza di buon gusto applaudire alla sua prematura scomparsa, sintomo di un fanatismo ideologico che noi stessi alimentiamo, quando non investiamo abbastanza risorse in cultura, memoria storica e confronto inter-generazionale.
Intanto la storia non passa la mano.
E siamo ancora qua a fare politica, a far i conti con un passato restio a farsi stendere frase dopo frase, a prevedere futuri che immancabilmente non s'avvererano.
| La storia siamo noi (un esempio) | ||
E' possibile cercare tra i reperti della nostra storia arenati al Centro di Documentazione la foto che più, a nostro avviso, rappresenta e sintetizza il nostro ventennale cammino, e sotto scriverci La storia siamo noi ?
Questa non mi dispiacerebbe vederla stampata in mille manifesti sparsi per la città, firmata Cassero.
E poi ripartiamo dalla politica, parlandone assai, stancandoci e confondendoci e annoiandoci e ricominciando da capo. Non c'è altro modo di farla. O sì? Delegarla. Certo, potremmo sempre delegarla.
Abbiamo davanti un Congresso fondativo, un'eccellente occasione per progettare politicamente; una pessima vicenda se ne faremo una diatriba e una infilata di cavilli. Preoccupiamoci soltanto che sia garantita la più ampia e democratica partecipazione, che le regole siano certe e condivise (e qui, senza dubbio, misureremo serietà e impegno) e poi cominciamo a parlare di cose serie. Fin da ora.
O ci troveremo per l'ennesima volta con la solita accozzaglia di tre paginette di banalità che millantiamo per progetti politici, per poi divertirci a scannarci per una poltrona in più o una in meno, risolvendo come sempre la questione aggiungendone un'altra.
Beh, ci diamo una mossa?
Maurizio Cecconi, Tessera N. 050127.
Cassero — Gay Lesbian Center