Tutto parte da un progetto triennale che la Regione ha finanziato al Cassero con l’obiettivo di sviluppare strategie comunicative efficaci nella prevenzione dall’HIV/AIDS.
Nostra intenzione è essere efficaci; per esserlo occorre conoscere bene a chi sono rivolti i nostri interventi; visto che la comunità omosessuale è molto cambiata in questi anni (basta pensare all’impatto di Internet), abbiamo pensato di dedicare il primo anno di attività ad un’indagine sui gay a Bologna: chi sono, cosa fanno, come fanno sesso, qual è il loro stato di salute, che percezione hanno del rischio.
Chi sono le persone che hanno risposto al questionario?
Quasi tutti italiani (97%), per lo più giovani-adulti (circa 32 anni in media), quasi il 94% è celibe, il 42,1% è in coppia, il 4,7% ha figli.
Abbiamo raccolto 537 questionari e ne abbiamo validati 434 (alcuni erano mezzi-vuoti, altri compilati da persone estranee al nostro target).
Ma sono veramente tutti gay?
Questo è un punto importante: abbiamo deciso di includere nel campione sia le persone che si definiscono gay o omosessuali, sia le persone che – indipendentemente da come si auto-definiscono – hanno fatto sesso con almeno un maschio negli ultimi 12 mesi (c’è chi li denomina ‘MSM’ – Maschi che fanno Sesso con Maschi).
Una comunicazione sanitaria efficace considera sbagliato vincolarsi alle ‘etichette’: si rischierebbe di lasciar fuori alcuni soggetti… magari proprio quelli che hanno maggiore bisogno di informazioni o sostegno.
Il modo in cui le persone si auto-definiscono è infatti molto vario: il 65,6% si dice gay, l’11,8% omosessuale, l’8,1% bisessuale, lo 0,9% eterosessuale, il 9,9% non usa definizioni, lo 0,9% non sa ed il 2,8% usa altre parole.
Inoltre, solo l’86,4% ha avuto di recente solo partner maschi, contro il 9% che li ha avuti di entrambi i generi, il 4,2% che non ha fatto sesso e lo 0,5% che ha avuto solo partner femminili.
Parliamo finalmente di sesso. Tutte… ‘passive’?
Al contrario: il ruolo sessuale cosiddetto ‘esclusivo’ (o solo passivo o solo attivo) è poco frequente, sebbene vi siano alcune differenze tra sesso orale e sesso anale.
Sesso orale: il 61,8% degli intervistati si definisce completamente versatile, il 21,2% insertivo (cioè soprattutto si fa fare ‘pompini’) ed il 17% ricettivo (soprattutto li fa); i soltanto insertivi ed i soltanto ricettivi sono, in totale, solo l’11,2% del totale.
Un po’ più caratterizzati sono i ruoli rispetto al sesso anale: cala la quota di versatili (34,7%) ed aumentano tutte le altre. Il 39% si definisce insertivo (soprattutto o soltanto ‘attivo’) ed il 26,3% ricettivo (‘passivo’); la somma delle persone unicamente insertive ed unicamente ricettive raccoglie il 31,2% del totale. Va del resto detto che il 10,8% degli intervistati non ha hai mai fatto sesso anale (la percentuale cala al 4,1% per quanto riguarda quello orale).
Internet è così diffuso come si dice?
Pare di sì, visto che è al primo posto dei canali utilizzati per cercare nuovi partner sessuali (il 52,5% l’ha usato di recente). Seguono i bar, disco o pub gay (42,2%) e, distanziati, le aree di cruising all’aperto (22,8%), le darkroom (20%), le associazioni gay (17,5%) e le spiagge ed aree naturistiche (14,5%).
Per di più, nell’ultimo anno, il 26,1% dei gay bolognesi ha fatto sesso non virtuale con almeno un partner incontrato on-line.
L’impressione è che Internet non abbia comunque sostituito completamente gli altri canali di incontro, ma li ha integrati. Fanno forse eccezione soltanto i luoghi di battuage all’aperto, specie tra i più giovani.
Molti parlano di un abbassamento della guardia, soprattutto tra le nuove generazioni, rispetto al rischio HIV/AIDS. Cosa dice la ricerca al riguardo?
I nostri dati non confermano questa interpretazione: i comportamenti sessuali a rischio sono infatti praticati a tutte le età. Siamo rimasti molto sorpresi da questo risultato, che ci impone infatti di rivoluzionare il nostro modo di vedere e fare le cose.
C’è una differenza significativa tra i più giovani ed i meno giovani, solo che riguarda altre dimensioni: l’accesso ai servizi, innanzitutto. Quanti gay non hanno mai fatto il test dell’HIV? Mentre la media totale è pari al 25,8%, tra i minori di 25 anni essa raggiunge il 44,8%.
Cosa rimane di tutti questo lavoro, di tutti i numeri e le statistiche che avete elaborato?
Il ritratto dei gay bolognesi ha luci ed ombre.
Molto è stato fatto, ma molto rimane ancora da fare, anche sui nostri temi più ‘tradizionali’: prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale (ancora piuttosto diffuse, soprattutto i condilomi), visibilità (il 26,4% non ha fatto coming out con alcun familiare, il 6,1% è totalmente invisibile presso i propri amici ed il 23,8% vive in un ambiente lavorativo dove nessuno sa di lui) e lotta alle discriminazioni (il 17,3% è stato insultato o molestato ed il 27,7% teme un trattamento peggiore a causa del proprio orientamento sessuale quando si rivolge a medici e infermieri)
Un altro dato: il 3,9% dei gay partecipanti alla ricerca sono HIV-positivi. Troppo spesso ci dimentichiamo di queste persone, quasi non esistessero. Eppure siamo noi. Tutte le campagne anti-AIDS sono state impostate, implicitamente, in questo modo: “Non infettarti”.
Che dire a chi è già entrato in contatto con il virus? Niente?
In conclusione una nota di ottimismo: il 77% crede che la condizione dei gay e delle lesbiche in Italia migliorerà in futuro.
Cassero — Gay Lesbian Center